La sgangherata famiglia del Kitesurf

L’inattesa devastante diffusione pandemica del COVID-19, ci ha consegnato un nuovo vivere la nostra
socialità in modo totalmente imprevisto ed imprevedibile.
Chi di noi avrebbe mai immaginato che non saremmo potuti uscire da casa per fare una passeggiata in
solitaria al mare? Il lungo persistere di questa tensione sociale, dei quotidiani bollettini di diffusione del
virus e la conseguente crescente mortalità dei nostri connazionali e della popolazione europea, ci interroga
sulle ipotesi di un cambiamento radicale e ripensamento del vivere il quotidiano.


Tralasciando volutamente gli aspetti istituzionali che non ci competono, vorremmo esprimere delle pacate
opinioni in merito a recenti avvenimenti di cronaca, rielaborati con libere interpretazioni sui canali social da
molti, tanti, opinionisti dell’ultima ora per i quali questo articolo, vuol essere un invito a confrontarsi con
maggiore consapevolezza sulle finalità sociali e associative al proprio interno e tra le varie compagini che si
rappresentano.
Premesso che un fatto è un fatto, e liberi dal prendere posizioni favorevoli o contrarie, uno sbaglio è uno
sbaglio e tale resta. La circostanza di specie è quella dei kiters di Gallipoli che li vede come imputati al
banco. Stiamo ai fatti: i tre kiters si ritrovano in spiaggia alla spicciolata, arrivando ognuno per proprio
conto nel luogo conosciuto da chi ci vive. Va da sé che si conoscono e sono tutt’altro che dilettanti allo
sbaraglio nella pratica della disciplina sportiva; stimati e riconosciuti professionisti nei loro rispettivi ambiti
lavorativi, sono persone perbene. E allora quale, la ragione del contravvenire alla regola del
#iorestoacasa ? Una questione alla quale non contiamo di riportare la posizione dei diretti interessati,
tuttavia a noi preme prendere atto di alcuni risvolti grotteschi di questa vicenda che ci lascia perplessi, sul
senso ultimo dello spirito sportivo-educativo e anche su quello sociale. A poche ore dal misfatto, tanti si
sono avventurati nell’esprimere pareri favorevoli e/o contrari che ci piace suddividere in tre categorie:
– i “teorizzatori del complottismo”, i quali a prescindere dal fatto, in primis, non si sono curati di leggere
dentro la notizia omettendo di segnalare che alcuni dei loro amici e/o conoscenti erano stati a far pratica
proprio nello stesso punto mare, prima dei malcapitati; poi, l’essere convinti che i kiters in questione, si
fossero organizzati anzitempo per uscire in mare . D’altronde, si potrebbe mai pensare ad una segnalazione
presso l’autorità competente? Chi mai penserebbe di macchiarsi di tanto sdegno e farsi attribuire la nomea
di persona perversa con volontà di nuocere? D’altro canto la nota citazione, “A pensar male ci si sbaglia, ma
il più delle volte, vi si trova il vero” di Andreottiana memoria, viene mortificata quotidianamente da tanti
che ne abusano, in circostanze improbabili;
– in seconda battuta, giungono i “ben pensanti” che propongono il Manuale del Perfetto Moralizzatore del
Kiter dai rocamboleschi risvolti tragicomici quando affermano, dopo aver emesso sentenza di condanna,
che citazione loro :“spesso non rispettiamo le regole imposte per questo sport perché in molti casi,
impossibili da rispettare e l’illegalità viene tollerata e accettata da tutti, compresi noi”. Più autolesionisti o
giustizialisti ?Ai lettori l’ardua sentenza.
– infine “i passionali” non potevano mancare, i quali chissà cosa avrebbero dato per essere al mare con i tre
imputati, se non addirittura essere uno di loro in acqua per rivivere emozioni oramai in cantina da tempo;
invano cercano di smorzare i toni polemici di un vilipendio annunciato, difendendo come possibile i kiters
da una polemica sterile.
Noi, non abbiamo dubbi quando affermiamo che i tre kiters di Gallipoli sono nostri AMICI. Appartengono
alla famiglia del popolo del vento, appartengono ad una emozione lunga una vita di bolina che dona
leggerezza alle nostre quotidiane fatiche; le nostre diversità caratteriali, le nostre personalità
contrapposte, sono unite come in una grande famiglia, seppur a volte sgangherata, come il kitesurf .
Una famiglia che tuttavia, accoglie e non condanna, unisce e non divide, aiuta e non giudica, ed in ogni
circostanza mantiene vivo il sogno del bambino che ognuno di noi custodisce gelosamente dentro di sé.
Tra qualche giorno forse rivedremo un pó di quella libertá che tanto sogniamo, e potremo nuovamente
bagnarci di quell’ elemento che ci ha uniti sin dalle prime volte che abbiamo navigato, probabilmente con
regole nuove e con un approccio diverso al sociale si, ma Ci auguriamo per il bene di tutti con lo stesso spirito di
unione che ci ha sempre contraddistinti sin da quando questo stupendo quanto pazzo sport é nato.

BROS SPORT FAMILY

 

 

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